Quella volta che ho incontrato Fonzie

Non ricordo precisamente quando, è stato non molto tempo fa, facevo noiosamente zapping con un occhio aperto e uno chiuso perché l’ora era tarda, ad un certo punto sento sommessamente una musica… proveniente da lontano nel tempo… penso: ok sto sognando, è ora di andare a letto. Invece poi, aprendo pure l’altro occhio, vedo anche le immagini e la musica si fa nitida. Dopo pochi secondi mi rendo conto che quella che sto guardando e ascoltando è la riconoscibilissima e mitologica (come l’unicorno o come la fenice) sigla della serie tv culto degli anni ’70 Happy Days! E c’è dell’altro, la didascalia della tv riporta la dicitura “puntata n.1“.

Pun-ta-ta nu-me-ro 1? Ho capito bene? Ora la mia attenzione è al massimo, sono praticamente in piedi sul divano.

Per descrivervi la straordinarietà dell’evento, vi posso dire che in questo episodio è presente addirittura il fratello maggiore di Richie Cunningham, Chuck, e Fonzie (per piacere venti secondi di religioso raccoglimento, grazie) ha ancora il giubbotto chiaro invece che scuro. Guardo la puntata non capendo molto perché stordito dall’evento e, con il classico sintomo da stress estremo dell’ingrigimento dei capelli, mi sovviene quella volta quando ho (anzi abbiamo, sia io che Davide l’altro autore di questo blog) avuto l’occasione di incontrare l’attore che interpretava appunto Arthur Fonzarelli, la leggenda vivente Mr. Henry Winkler.

Scopro per caso che l’Eroe (da adesso e per tutto l’articolo Henry Winkler sarà chiamato così) scrive libri e che sarebbe venuto a Milano e dintorni per la promozione. Dai ragazzi, guardiamoci in faccia e non neghiamo l’evidenza, TUTTI sulla terra conoscono il Papa e Fonzie, TUTTI ne siamo fans sfegatati; senza indugiare mi segno la data sul calendario e mi riprometto di fiondarmi come se non ci fosse un domani ad incontrarlo.

Henry Winkler, come detto, presentava un libro per ragazzi facente parte di una collana ispirata alle sue esperienze di vita (qui il link al sito della casa editrice); egli ha in effetti scoperto solo da adulto la propria dislessia ed oggi con questi libri cerca di spiegarla ai più giovani. Ad un tratto l’Eroe arriva sulle note del tema di Happy Days, suonato dalla banda del paese e, a bordo della sua biga dorata trainata da una coppia di memorabili destrieri candidi, apre la folla come Mosè sul Mar Rosso; la serata comincia, lui parla, spiega ed interagisce scandendo il tutto in un inglese avvolgente e ipnotico, io sono completamente rapito dall’argomento ma sopratutto dal suo enorme carisma. Henry ha spiegato la nascita del protagonista dei libri, Hank Zipzer, un ragazzo con difficoltà a scuola ma allo stesso tempo geniale ed ironico, questo per sfatare ogni dubbio sull’intelligenza dei ragazzi affetti da questo particolare disturbo dell’apprendimento. Ha proseguito raccontando la sua testardaggine nel voler scrivere la collana pur avendo limiti oggettivi dovuti al disturbo (es. la necessità di appoggiarsi ad un vero e proprio team di “scrivani” che dovevano riportare su carta ciò che lui dettava) oppure delle ricerche approfondite su quale fossero il font e la tipologia di impaginazione adatti a scrivere un libro fruibile anche dai dislessici. La serata scorre gradevolmente verso la conclusione e una cosa ve la devo confidare: tutto ciò che vi ho raccontato mi è stato riportato da terzi perché io purtroppo dopo la frase “hello everyone, I’m Henry” credo di aver risposto “si ovviamente lo sappiamo” e poi basta… buio… il fatto di avere davanti a me un idolo assoluto ha purtroppo compromesso il resto.

Tutto è tornato nitido quando è stato il momento di mettersi in fila per l’autografo e la stretta di mano; lacrimante mi sono fatto largo tra la gente (c’era veramente una marea di persone costipata nella sala!) e sono arrivato in prossimità dell’Idolo, gli ho allungato il libro, gli ho stretto la mano e fatto la foto obbligatoria. Fatto questo, ancora scosso dall’incontro con Fonzie di Happy Days in carne ed ossa, mi convinco ad andarmene, vado al parcheggio, salgo sulla mia Buick Roadmaser cabrio del ’51 e mi dirigo verso Arnold’s a mangiare un hamburger.

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Henry Winkler alla presentazione del libro “Hank Zipzer e le cascate del Niagara”

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