Kata Tjuta, il cuore dell’outback australiano

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Sono d’accordo con chi sostiene che l’unico modo per superare le difficoltà che la vita ci propone sia affrontarle. È per questo motivo che in questo articolo, che per me sarà il più doloroso tra quelli finora scritti, ho deciso di parlarvi dell’Australia, o meglio, di una sua piccola parte. Sì perché se c’è un posto che mi arreca più dolore di New York, quel posto è senza ombra di dubbio il continente rosso.

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Kata Tjuta

Le persone che hanno avuto la fortuna di visitarlo mi possono senz’altro capire; continente immenso con luoghi, animali e persone unici al mondo; se esistesse un elenco di quali paesaggi sul pianeta siano legali o meno, l’Australia sarebbe assolutamente da arresto immediato. Tutina arancione, manette e via in isolamento!
Ci si trova dall’altra parte del mondo, nel cielo non c’è la Stella Polare ma la Croce del Sud, le stagioni sono invertite, l’acqua nello scarico del lavandino defluisce al contrario e, come se non bastasse, l’isola vanta 19 siti dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO che sono di una bellezza oserei dire drammatica; tutti input che creano pesante scompiglio nel cervello di un viaggiatore.

L’ingresso alla gola del Walpa Gorge Walk

La mia permanenza nel luogo sacrilego è durata quasi un mese (oddio aiuto… ecco di nuovo quel fastidioso offuscamento della vista…) e le cose che ho visto e fatto – questa cosa mi succede inspiegabilmente solo con questo viaggio – le ricordo esattamente nei minimi dettagli come se le avessi vissute ieri; classico sintomo di chi è appeso a un filo: c’è chi vede la luce in fondo al tunnel e chi ricorda l’Australia.

All’incirca a metà del mio viaggio mi trovo a dover noleggiare un gigantesco fuoristrada per affrontare i circa 450 km di deserto sconfinato (inutile, non vi sto nemmeno a dire l’oscenità del paesaggio) che separano Alice Springs e l’Uluru-Kata Tjuta National Park (qui il sito ufficiale); il parco nazionale si trova più o meno al centro del continente australiano e ha un costo di ingresso di 25,00 dollari (australiani) a testa valevole per tre giorni e, al suo interno, si può ammirare lo strabiliante e conosciutissimo monolite Ayers Rock o Uluru in lingua aborigena. Anche se potrei scrivere pagine e pagine di ricordi e aneddoti sull’adorato “sassone”, non è di queso che voglio parlarvi, bensì di ciò che c’è a una ventina di chilometri da esso e cioè il sito di Kata Tjuta. Signore e signori un attimo di attenzione, Kata Tjuta non è famoso come Ayers Rock, ma forse è il vero gigante del cuore rosso australiano; esso infatti è una straordinaria formazione rocciosa costituita da 36 “cupole” (oggi ridotte a 28) che sbuca dal nulla più totale, si estende per più di 21 chilometri quadrati ed il suo monte più alto (Mont Olga in onore della Granduchessa di Russia Olga Wurttemberg) si eleva per ben 545 metri (quasi 200 in più di Ayers Rock!). Il percorso per arrivarci come potete immaginare è stato straziante, difronte vedevo avvicinarsi le “cupole” rosso fuoco e dallo specchietto retrovisore vedevo Uluru, ad un certo punto dal dolore ho quasi pensato di aprire la portiera e abbandonare il mezzo in corsa come si fa nei film, ma fortunatamente la razionalità ha avuto il sopravvento e ho proseguito, e meno male perché da vicino la vista è ancora più impressionate, sia per la bizzarra forma che per il colore delle rocce. Ci sono due percorsi di trekking da poter scegliere; uno è il Walpa Gorge Walk, circa 2 km di cammino in leggera salita sul fondo di una delle gole che porta ad un punto panoramico letteralmente sovrastato dalle pareti rocciose; il secondo è il Valley of the Winds Walk, anello di circa 7 km, percorso impegnativo (oltre i 36°C viene infatti chiuso) che vi porterà nel cuore delle cupole attraverso i letti dei torrenti e i punti panoramici di Karu e Karingana.


Ah! Quasi dimenticavo. Kata Tjuta, come l’Uluru, è un sito sacro per le tribù aborigene (che popolano il luogo da 22.000 anni), la leggenda vuole che il grande serpente sacro Wanambi viva sulla sua sommità, come viaggiatori abbiamo il dovere di portare rispetto…

Concludo dicendovi tre cose, una è una raccomandazione, la seconda è un consiglio, la terza è una considerazione.
La raccomandazione: per favore non fate come il turista medio che si presenta in magliettina e infradito… abbigliamento a cipolla (perché siamo nel deserto e l’escursione termica può punire), scarpe da trekking e acqua sono fondamentali.
Il consiglio: scegliete un posto panoramico a caso ai bordi dell’unica strada asfaltata che collega Kata Kjtua ad Ayers Rock, apritevi una bella bibita gelata, sedetevi sulla sabbia rossa ed aspettate il tramonto; non riuscirete a contare le innumerevoli tonalità di rosso che le formazioni rocciose assumeranno col passare dei minuti, lo spettacolo è a dir poco sensazionale.
La considerazione: tutto quello che vi ho raccontato mi crea veramente del dolore fisico, non posso più continuare, abbiate pietà di me.

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