American Radiator Building

Ogni tanto vado in fissa per qualcosa, non ci posso fare niente. Un attimo prima tutto scorre liscio e un attimo dopo mi ritrovo lanciato in convulse ricerche di informazioni, immagini e aneddoti su ciò che per qualche oscura ragione ha appena catturato la mia attenzione. Basta poco, un’idea, una suggestione per far scattare la scintilla. Di più non riesco a dirvi, spero che capiate cosa intendo, altrimenti come spiegare l’esistenza di questo blog?

Una delle ultime fissazioni è stata quella per l’American Radiator Building. Questo bizzarro grattacielo sorge nel cuore di Manhattan – e quando dico “cuore di Manhattan” intendo il posto, secondo il mio umile parere, più bello e suggestivo di tutta Midtown, conosciuto dai mortali col nome di Bryant Park (*) – ed è un tripudio di Art Déco, di quelli che ti prendono a schiaffi e ti riportano trascinandoti per le orecchie all’epoca d’oro della Grande Mela, tra grattacieli e signore impellicciate che vanno a teatro prima e per locali poi, magari tacchettando sui marciapiedi bagnati dalla pioggia. Io l’American Radiator Building lo immagino così, tra sbuffi di vapore, a fare da sfondo a queste scene d’altri tempi.

Costruito nel 1924 per la American Radiator Company, l’edificio, alto 103 metri, presenta un eccentrico rivestimento di mattoni neri (a simboleggiare il carbone) e dorati (a simboleggiare il fuoco), un vero inno alla granitica fiducia nella velocità del progresso, tanto in voga nella prima metà del secolo scorso. Sul finire degli anni ‘90 è stato convertito in hotel, rispettando rigide norme in quanto facente parte del National Register of Historic Places (una cosa da niente, insomma), riuscendo a mantenere comunque inalterato il suo immenso fascino.

Sono totalmente rapito dalle forme del grattacielo e messo a dura prova dai continui collegamenti che la mia mente crea con universi letterari e cinematografici. Dai, non ditemi che non sembra anche a voi, in una delirante visione, di attraversare Bryant Park, percorrere la Quarantesima Ovest ed entrare nell’atrio del Bryant Park Hotel. Qui prendere una stanza, raggiungerla in ascensore e una volta entrati aprire il mini bar dove, dal fondo del frigorifero, sentite distintamente una voce chiamare “Zuul!”.

(*) Bryant Park. Posto assolutamente illegale e da evitare, osceno e raccapricciante. Ne ho parlato solo ed esclusivamente per esigenze narrative, ma non tornerò mai più sull’argomento, nemmeno sotto tortura. Una delle pagine più dolorose della mia breve carriera di viaggiatore.

Annunci

Un pensiero su “American Radiator Building

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...