Le Streghe dello Sciliar

Di tutte le regioni italiane, l’Alto Adige è tra quelle che più mi affascinano. Tradizioni, sapori e una ricca cultura locale si intrecciano sullo sfondo delle Dolomiti. Non credo serva aggiungere altro: indubbiamente tra le montagne più belle del pianeta. Negli ultimi anni mi sono particolarmente legato all’area dell’Alpe di Siusi, tornando da quelle parti ogni qualvolta ne avessi avuto occasione e arrivando a considerarla una sorta di seconda casa.
Di seguito, giusto per darvi un’idea della bruttezza del posto, un video che ho realizzato per un concorso organizzato dall’ufficio marketing dell’Alpe di Siusi:

Qui, ancora più che in altri punti della regione, leggende e usanze legate alla terra sono molto radicate e sentite, contribuendo a dare a questi luoghi un tocco di magia che permea tutto nelle vicinanze. Non è raro passeggiare sui sentieri, tra i boschi o nei paesi delle valli e trovare testimonianze di come questa cultura legata ad antichi costumi sia ancora alla base del vivere comune. Se siete passati da queste parti avrete certamente notato come l’immagine della strega sia uno dei simboli ricorrenti. Non esiste luogo che non sia scenario di leggende che parlano di spiriti, creature magiche e misteriose donne dotate di strani poteri e, proprio l’altopiano dello Sciliar, emblema di questa zona, secondo le storie che vengono tramandate di generazione in generazione, sarebbe casa di queste tanto temute quanto affascinanti figure.

Cosa c’è di vero

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Castel Presule

Purtroppo la storia, ripulita da miti e superstizioni, racconta che agli inizi del secolo XVI e precisamente dal 1506 al 1510, nel tribunale di Fié, con sede nell’austero Castel Presule, si tennero alcuni processi che portarono alla condanna a morte di nove donne accusate di stregoneria. Erano anni bui, in cui le credenze popolari avevano la meglio sulla ragione e il pensiero razionale cedeva il passo a fantasiose interpretazioni della realtà. Si leggono negli atti del processo, custoditi oggi al Museo Nazionale di Innsbruck, testimonianze surreali secondo le quali alcune di queste donne furono viste volare sullo Sciliar nel cuore della notte, a cavallo di una scopa. Un interessante studio avrebbe portato alla luce come, con ogni probabilità, negli alimenti del tempo e in particolare nel pane, finivano alcuni tipi di semi dalle proprietà allucinogene che, naturalmente, da soli non bastano a spiegare l’accanimento nei confronti di persone socialmente emarginate, giustiziate sulla base di prove discutibili e ricostruzioni dettate più da paura e ignoranza che altro. Col passare dei secoli i fatti si fusero al mito, dando vita alla leggenda delle Streghe dello Sciliar.

Cosa dicono le leggende

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Panche delle Streghe, Bullaccia (fonte)

Secondo questi racconti, le streghe sarebbero state donne dai particolari legami col mondo del sovrannaturale. Esperte conoscitrici di piante ed erbe dalle straordinarie proprietà curative, non perfettamente integrate nella società del tempo, frequentatrici di boschi e valli impervie, dedite a misteriose adunate notturne durante le quali danzavano in compagnia del diavolo in persona. Le streghe erano anche esseri capricciosi. Salendo di notte in cima a una montagna sarebbero state in grado di evocare tempeste responsabili della distruzione dei raccolti, carestie e malessere nei villaggi sottostanti.
Proprio uno dei luoghi più famosi, in cui secondo le leggende le streghe si riunivano, si trova sulla cima del monte Bullaccia, dove antichi massi squadrati ricordano enormi sedute chiamate tutt’oggi Panche delle Streghe, dalle quali si ha tra l’altro una strepitosa vista sulla Val Gardena.

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Sedie delle Streghe, Marinzen

Altre panche si trovano qualche centinaio di metri più in basso, nei boschi che circondano l’Alpe di Marinzen. Addentrandosi nel fitto della vegetazione, si giunge a due massi dalla forma simile a due sedie, le Sedie delle Streghe per l’appunto. È molto suggestivo starsene lì, tra un forte odore di resina e sottobosco, e immaginarsi le antiche signore sedere su queste rudimentali sedie.
Un altro posto in cui lo spirito di queste storie non si è mai spento è quello in cui si trovano le cosiddette Sorgenti delle Streghe. Potete trovarlo percorrendo il sentiero che da Saltria porta al rifugio Zallinger, sull’Alpe di Siusi. Abbandonando brevemente il percorso principale e addentrandovi nel bosco troverete dei punti in cui dell’acqua solforosa zampilla dal terreno, formando delle pozze. La zona è stata arricchita da un percorso didattico che farà la gioia dei bambini.
La leggenda più inquietante riguarda il Sasso delle Streghe che si trova presso uno dei due laghetti di Fié, dove si pensa che avesse sede il patibolo su cui le malcapitate furono arse vive. Sempre addentrandovi nel bosco, troverete un enorme roccia divisa in due da un taglio preciso. Questa la descrizione che potete trovare su un pannello esplicativo:

Presso questa pietra, le streghe della zona tenevano le loro sedute e per questo si ritiene che si tratti di un luogo alquanto sinistro e sospetto…

Un tempo, a Fié allo Sciliar, esercitava la propria missione di pastore un parroco il quale, con il suo religioso fervore, si teneva in continua lotta contro il popolo delle streghe, e qualche volta, tramite la preghiera e il pronto suonare delle campane della chiesa, riusciva persino a scongiurare i temporali e le tempeste tramati dalle streghe contro il suo paese.
Una sera d’estate il parroco passeggiava nei pressi del Laghetto di Fié, quando decise di accoccolarsi tra il morbido muschio del bosco e, poco distante dal Sasso delle Streghe, riposare un’oretta. Quando il curato si risvegliò era già notte fonda e dal campanile del paese sentì rintoccare le dodici. Si udì un fracasso assordante, e il popolo delle streghe giunse a cavallo iniziando le sue danze. D’un tratto una delle donne si accorse del parroco e nel giro di un istante tutte le streghe si accanirono contro di lui. Lo seviziarono e maltrattarono fino a quando non diede più segni di vita. La mattina seguente, l’uomo venne ritrovato graffiato e mutilato accanto al Sasso delle Streghe, mentre il suo abito giaceva tutt’intorno in brandelli. Il sacerdote era stato vittima della vendetta delle streghe.

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Sasso delle Streghe, Fié

Queste e altre affascinanti storie, come quella del pastore Hansel che uccise una strega col suo fucile e rimase sconvolto per anni dall’orrenda vista della strega morta o quella di Hans, garzone di San Valentino che si dice prendesse parte ai sabba delle streghe e fosse talmente forte da riuscire a lanciare enormi massi nella valle, rendono così unico e misterioso questo angolo di Alto Adige, dove le tradizioni popolari rimangono vive e vengono sapientemente tramandate ai visitatori. Oggi le streghe sono viste come figure romantiche, sagge e benevole abitatrici dei boschi, come la strega Martha, che intrattiene i bambini con le sue storie. Al di là del mito e delle leggende, credo ci sia una lezione importante da imparare e un messaggio di base, efficacemente riportato in tre lingue su un monumento presso Castel Presule:

Il Comune di Fié allo Sciliar ricorda le proprie concittadine e i propri concittadini condannati e giustiziati 500 anni fa con l’accusa di stregoneria.
La loro morte sul rogo dell’ignoranza e della superstizione sia per le generazioni future un monito contro qualsiasi forma di intolleranza ed emarginazione.

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