Sulle tracce dei Ghostbusters

I nostri lettori si saranno certamente accorti che New York è per noi fonte di continuo tormento e notti insonni… ci rendiamo conto di tirare fuori molto spesso nei nostri articoli il nome di questa graziosa cittadina, ma non ci possiamo fare nulla: le chicche e gli spunti che offre sono innumerevoli e, forse anche a scopo terapeutico, puntualmente torniamo a parlarne. D’altronde, come si suol dire, mal comune mezzo gaudio. Per cui avanti con la prossima infusione!

Avendo avuto occasione negli ultimi mesi di passare più volte dalla Grande Mela, ho deciso di andare a scovare esclusivamente per voi alcune perle nascoste, tipicamente trascurate dal turista medio. Le potete trovare qui, qui, qui e qui, se malauguratamente non le avete ancora lette. Non disturbatevi a ringraziare, per noi è un piacere!
Oggi invece vorrei compiere qualcosa di inaudito, rischiare la catastrofe incrociando i flussi per formare un binomio dalle potenzialità altamente devastanti: New York e Ghostbusters.

Scusate esco un attimo a prendere una boccata d’aria.

Eccomi, dicevo, la mitologica (per usare un eufemismo) pellicola degli anni ’80 è indissolubilmente legata a New York e sono numerosi i luoghi utilizzati come set per gli esterni (gli interni sono stati invece girati a Los Angeles e qui sento il tonfo sordo dello spettatore medio che cade dal pero) sparsi per l’isola di Manhattan. Trovandomi una sera a passeggiare amabilmente per i giardini della Columbia University (che sorvoleremo per non soffrire ulteriormente), ho voluto andare a caccia del punto esatto in cui è stata girata la scena del dialogo tra Ray e Peter che potete vedere di seguito.

Rapido giro del cortile principale e obiettivo centrato: con un esagerato timore reverenziale, neanche stessi toccando il Sacro Graal, ho potuto appoggiarmi allo stesso parapetto su cui il dottor Venkman stava sdraiato trentatré anni fa e osservare gli austeri edifici circostanti dalla cima della stessa scalinata. Un’ondata di nostalgia mi ha investito come un treno e magicamente mi sono ritrovato nel cuore degli anni ottanta!

Ecco le foto scattate da me in preda a spasmi, sudori freddi e svenimenti vari ed eventuali (cliccate per ingrandirle)

Un piccolo bonus
abcc6209-b405-491e-ad09-f6df7f44d4bcSe siete abbastanza forti di stomaco e ve la sentite, vi regalo un’ulteriore emozione. Due giorni dopo la sconvolgente serata alla Columbia University, su Central Park West, mi sono trovato a tu per tu con la monumentale facciata dell’edificio in cui, nel primo film, avevano residenza Dana e Louis, rispettivamente Guardia di Porta e Mastro di Chiavi. Mentre scattavo la foto che vedete, una signora mi è passata accanto chiedendomi con un sorriso “Ghostbusters fan?”. Interrotto nel magico momento, mi sono girato con gli occhi rossi limitandomi a ruggire uno sconnesso “Zuul”.

E non finisce qui, perché abbiamo documentato altri luoghi in cui le valenze di energia psicocinetica sono oltre i valori massimi!

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