Lo schiaffo della settimana #5

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Tutti conoscono il film La storia infinita e tutti conoscono la traccia principale della sua colonna sonora The Never Ending Story. Prima di riproporvi il brano e prima di farvi scaraventare violentemente negli anni ’80 da esso, vi segnalo la seguente chicca-pillola: quel genio di Giorgio Moroder, il quale ha composto e prodotto il brano, oltre a utilizzare lo “sfumino” (fade out in gergo tecnico) alla fine del brano, lo ha voluto utilizzare ed inserire anche all’inizio (fade in) proprio per creare un senso di circolarità e di incompletezza… un qualcosa di infinito appunto.

1984, Limahl canta The Never Ending story, ed è subito capelli cotonati e vestiti sgargianti.

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Lo schiaffo della settimana #4

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Tutti in piedi per piacere, lo schiaffo di oggi riguarda THE KING Elvis Presley.

Il brano che vi propongo è Love me tender (applauso, grazie), interpretato dal sopra citato Re e uscito come singolo nel 1956; per questa ballata viene adattata la melodia di un vecchio brano tradizionale chiamato Aura Lee, risalente alla seconda metà del 1800, e la sua scalata alle classifiche ha a dir poco del paranormale.

The King la esegue per la prima volta durante l’Ed Sullivan Show nel settembre del ’56, poco prima dell’uscita del singolo e dell’omonimo film. Ebbene, il giorno seguente la casa discografica ricevette un milione (ripeto, un milione!) prenotazioni del singolo, facendolo diventare disco d’oro ancora prima che uscisse. Dopo poco più di un mese il brano balza al primo posto di tutte le classifiche conosciute scalzando Hound Dog, sempre del Re… signore e signori, il più grande di tutti.

Cannon Beach, la spiaggia dei Goonies

Va bene, non giriamoci troppo attorno e veniamo subito al dunque: questa chicca farà molto male per cui, se non ve la sentite, vi invitiamo ad abbandonare immediatamente la pagina e a stare tranquilli: non sarete giudicati per questo.
Allora, se come noi fate parte della generazione dei nati negli anni ’80, vi sarà bastato leggere il titolo di questo articolo per essere colti da vertigini, dolore alle ossa, mancanza d’ossigeno e da un diffuso, lancinante e persistente senso di nostalgia. È normale ragazzi, niente che non abbiamo già provato anche noi sulla nostra pelle.

Il guaio è che in questo periodo abbiamo preso la malsana abitudine di parlare di posti conosciuti anche per essere stati location di film famosi. E qui dovrete munirvi di tutto il coraggio di cui siete capaci, perché andiamo a tirare in ballo uno dei film più illegali mai concepiti dall’uomo e quindi fondamentali per la nostra infanzia, vale a dire I Goonies.
Scenario: Stati Uniti occidentali, nello specifico l’Oregon, dove l’autunno arriva molto presto. Cittadina (Astoria) che si affaccia sulla foce del fiume Columbia poco prima che si tuffi nel Pacifico, nuvole basse e pioggerellina insistente. Avete un k-way giallo canarino da indossare? Ok, bravi, io intanto vado un attimo in bagno a cercare di vomitare, magari mi libero di questa sensazione di nausea.

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Astoria, Oregon

Dando per scontato che avrete visto il film almeno un centinaio di volte, vi ricorderete che, a fare da sfondo alla caccia al tesoro, c’è una spiaggia con grandi formazioni rocciose che si innalzano a pochi metri dalla riva e dove, alla fine dell’avventura, i ragazzi si riuniscono alle loro famiglie, mentre la nave di Willy l’Orbo prende il largo. No, niente da fare, devo andare a rimettere di nuovo…

Eccomi, scusate, sono veramente costernato.

Dicevamo, la suddetta spiaggia ovviamente esiste realmente ed è una delle più famose degli Stati Uniti. Stiamo parlando di Cannon Beach (qui e qui un paio di siti internet), che dà il nome all’omonima città (Wikipedia parla di 1.705 abitanti… mi ci trasferirei subito!), non lontano dalla più grande e importante Astoria (9.802… sono pronto a diventare il numero 9.803).

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Cannon Beach vista da Ecola State Park

Cannon Beach è situata immediatamente a sud di Ecola State Park (qui il sito ufficiale), un parco nazionale con viste mozzafiato su un tratto di costa caratterizzato da alte scogliere e foreste di sempreverdi, dove l’oceano, la nebbia e il sole che filtra attraverso di essa, creano un panorama mai uguale a sé stesso e che vale assolutamente la pena di vedere almeno una volta nella vita.

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Cannon Beach in una scena del film

Già così mi sento come un pugile che si trova all’angolo, ma il colpo del k.o. mi arriva dalla più grande e riconoscibile formazione rocciosa di questo scenario apocalittico, uno scoglio conosciuto col nome di Haystack Rock. Arrogantemente piazzato tra i flutti che si infrangono su Cannon Beach, questo monolite di settantadue metri d’altezza è raggiungibile a piedi dalla spiaggia e fa da guardia a flotte di surfisti che percorrendo la mitologica Highway 101 raggiungono questo tratto di Pacifico per esibirsi in evoluzioni fuori dalla grazia di Dio.

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Haystack Rock

Astoria, Cannon Beach e i dintorni di Ecola State Park sono stati l’ambientazione anche di altri film sfacciatamente anni ’80 e ’90, tra cui Corto Circuito, Free Willy, Point Break e Un poliziotto alle elementari. Andate pure a controllare, ritroverete le stesse ambientazioni in cui i ragazzini di Goon Docks si gettano alla ricerca di un antico tesoro scomparso.

Bene ragazzi, io mi fermerei qui. I medici sconsigliano di affrontare certi argomenti e, se proprio non si può farne a meno, bisogna limitare il più possibile l’esposizione a queste situazioni potenzialmente letali.

Grazie per essere stati con noi, mi metto in malattia…

Devils Tower, la torre del Diavolo

Bentrovati cari lettori, la chicca che sto per mettere in infusione mi porta indietro nel tempo, a un’estate di qualche anno fa. Avete presente quelle lunghe serate afose in cui, sfiancati dal caldo, si rimane a oziare sul divano cimentandosi in uno zapping compulsivo? Ecco amici, prima regola: mai sottovalutare questa antica pratica, perché spesso e volentieri il telecomando diventa una vanga con la quale vi troverete a dissotterrare tesori di cui non sospettavate nemmeno l’esistenza.
8dd50a6adfd02cee545b4afa4ebef0bc-fiction-movies-science-fictionSono proprio quelli i momenti in cui le chicche più inaspettate si palesano ai vostri occhi e un costante allenamento vi permetterà di seguirne la traccia fino ad arrivare alla meta.
Capita ogni tanto che la programmazione estiva regali perle inaspettate, tuffi nel passato della produzione cinematografica e si dà il caso che quella serra m’imbattei in Incontri ravvicinati del terzo tipo, un film che non ha bisogno di presentazioni, vero? Vero?! Bene, andiamo avanti.
Ricorderete senz’altro la montagna che nel film funge da punto di incontro tra umani e alieni… ebbene, non so come dirvelo, ma quella montagna esiste realmente.

La formazione rocciosa conosciuta come Devils TowerTorre del Diavolo in italiano – si trova negli Stati Uniti e più precisamente nel Wyoming. Circondata dal classico nulla che scatena le fantasie dei viaggiatori più intraprendenti e mette in fuga i turisti medi a bordo dei sightseeing bus (i loro mezzi di locomozione per eccellenza), si erge per un’altezza di 386 metri su una prateria pressoché sconfinata.
Questo sarebbe potuto bastare a sprofondarmi in uno stato di incoscienza ma, non contento, ho proceduto sui gomiti nella ricerca di ulteriori informazioni circa questa meraviglia geologica. Pare che la teoria più accreditata sull’origine del monolite – sì, avete capito bene, mo-no-li-te – affermi che si tratti del magma che anticamente si trovava all’interno di un cono vulcanico poi scomparso con l’erosione del tempo.

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Devils Tower (fonte)

Ma c’è dell’altro: com’è facile immaginare la montagna risulta sacra nelle credenze di diverse tribù della zona, le quali credono che abbia a che fare con un grande spirito. In realtà il nome Torre del Diavolo nasce da un’errata traduzione del nome indigeno del luogo che significherebbe Rifugio dell’Orso. Una leggenda lakota infatti narra di come il picco sia stato il rifugio di alcune bambine rincorse da un orso che le voleva divorare. Il grande spirito le avrebbe messe al riparo sulla sommità del monte, con l’orso che invano cercava di raggiungerle ed ecco spiegate le tipiche scanalature verticali che ne caratterizzano le pareti.
La roccia è comprensibilmente irresistibile per molti scalatori, ma ricordatevi che gli indiani considerano l’arrampicata niente meno che sacrilega, per cui la scelta sta un po’ a voi e alla vostra sensibilità. Di sicuro non potrete raggiungere la cima in giugno, mese in cui hanno luogo diverse cerimonie sacre.
Qualche altra informazione prima di svenire. Nel 1906, torre e area circostante divennero il primo monumento nazionale degli USA (qui il sito governativo), istituito niente meno che da Theodore Roosevelt e, ad oggi, è considerata tappa imperdibile per chi si trova a viaggiare verso parchi i più conosciuti della zona, Yellowstone su tutti.

Tornando alla mia esperienza ultraterrena, posso dirvi che dopo avere appreso tutte queste nozioni sono scivolato in stato catatonico e per una settimana non ho mangiato né dormito, limitandomi a starmene seduto sul divano, fissando il televisore spento.

Sulle tracce dei Ghostbusters

I nostri lettori si saranno certamente accorti che New York è per noi fonte di continuo tormento e notti insonni… ci rendiamo conto di tirare fuori molto spesso nei nostri articoli il nome di questa graziosa cittadina, ma non ci possiamo fare nulla: le chicche e gli spunti che offre sono innumerevoli e, forse anche a scopo terapeutico, puntualmente torniamo a parlarne. D’altronde, come si suol dire, mal comune mezzo gaudio. Per cui avanti con la prossima infusione!

Avendo avuto occasione negli ultimi mesi di passare più volte dalla Grande Mela, ho deciso di andare a scovare esclusivamente per voi alcune perle nascoste, tipicamente trascurate dal turista medio. Le potete trovare qui, qui, qui e qui, se malauguratamente non le avete ancora lette. Non disturbatevi a ringraziare, per noi è un piacere!
Oggi invece vorrei compiere qualcosa di inaudito, rischiare la catastrofe incrociando i flussi per formare un binomio dalle potenzialità altamente devastanti: New York e Ghostbusters.

Scusate esco un attimo a prendere una boccata d’aria.

Eccomi, dicevo, la mitologica (per usare un eufemismo) pellicola degli anni ’80 è indissolubilmente legata a New York e sono numerosi i luoghi utilizzati come set per gli esterni (gli interni sono stati invece girati a Los Angeles e qui sento il tonfo sordo dello spettatore medio che cade dal pero) sparsi per l’isola di Manhattan. Trovandomi una sera a passeggiare amabilmente per i giardini della Columbia University (che sorvoleremo per non soffrire ulteriormente), ho voluto andare a caccia del punto esatto in cui è stata girata la scena del dialogo tra Ray e Peter che potete vedere di seguito.

Rapido giro del cortile principale e obiettivo centrato: con un esagerato timore reverenziale, neanche stessi toccando il Sacro Graal, ho potuto appoggiarmi allo stesso parapetto su cui il dottor Venkman stava sdraiato trentatré anni fa e osservare gli austeri edifici circostanti dalla cima della stessa scalinata. Un’ondata di nostalgia mi ha investito come un treno e magicamente mi sono ritrovato nel cuore degli anni ottanta!

Ecco le foto scattate da me in preda a spasmi, sudori freddi e svenimenti vari ed eventuali (cliccate per ingrandirle)

Un piccolo bonus
abcc6209-b405-491e-ad09-f6df7f44d4bcSe siete abbastanza forti di stomaco e ve la sentite, vi regalo un’ulteriore emozione. Due giorni dopo la sconvolgente serata alla Columbia University, su Central Park West, mi sono trovato a tu per tu con la monumentale facciata dell’edificio in cui, nel primo film, avevano residenza Dana e Louis, rispettivamente Guardia di Porta e Mastro di Chiavi. Mentre scattavo la foto che vedete, una signora mi è passata accanto chiedendomi con un sorriso “Ghostbusters fan?”. Interrotto nel magico momento, mi sono girato con gli occhi rossi limitandomi a ruggire uno sconnesso “Zuul”.

E non finisce qui, perché abbiamo documentato altri luoghi in cui le valenze di energia psicocinetica sono oltre i valori massimi!

Stan Winston, poetico creatore di mostri

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Stan Winston, 1946-2008 (fonte)

Oggi sarebbe stato il compleanno di Stan Winston, figura leggendaria nel mondo del cinema purtroppo scomparsa quasi dieci anni fa, e non possiamo esimerci dal ricordarlo con due righe sul nostro blog.

Se siete cresciuti con i film degli anni ‘80 e ‘90 non potete non esservi imbattuti in alcuni dei suoi più famosi (capo)lavori. Dotato di un talento e un’immaginazione fuori dal comune, Stan Winston ha iniziato negli anni ’70 a lavorare nel mondo del cinema come truccatore, arrivando nei successivi decenni a collaborare con registi del calibro di James Cameron, Steven Spielberg, Tim Burton e John Carpenter, solo per citarne alcuni, per i quali ha ideato e realizzato alcune delle creature più iconiche della storia del cinema e contribuito, con effetti speciali sempre innovativi e di altissimo livello, al successo di svariate pellicole. Per darvi un’idea, il “palmares” di Stan Winston annovera un premio Oscar per il miglior trucco e tre premi Oscar per i migliori effetti speciali. Nel dettaglio:

  • Oscar ai migliori effetti speciali nel 1987 per Aliens – Scontro finale (uuuh che fitta!)
  • Oscar al miglior trucco e ai migliori effetti speciali nel 1992 per Terminator 2 – Il giorno del giudizio (aaah che dolore!)
  • Oscar ai migliori effetti speciali nel 1994 per Jurassic Park (basta, basta! Sto troppo male!)

Si va be’ e poi?!

Il mostruoso alieno mutaforma de La Cosa? C’è il suo zampino. Lo scandalosamente celeberrimo T-800 di Terminator? Opera sua. La regina aliena di Aliens grondante bava da tutte le parti? Frutto del suo ingegno. Il cattivissimo cacciatore alieno di Predator? Che ve lo dico a fare. I dinosauri di Jurassic Park che ci hanno segnato irrimediabilmente l’infanzia? Sempre disegnati e portati in vita da Stan Winston. E la lista potrebbe andare avanti con il trucco del Pinguino interpretato da Danny DeVito in Batman – Il ritorno o quello di Johnny Depp in Edward mani di forbice, gli effetti speciali di Iron Man e quelli di A.I. Intelligenza Artificiale, e via di questo passo con decine e decine di film destinati a togliervi il sonno per intere settimane.

Oltre a sfornare vere e proprie perle da pioniere nel campo del trucco e degli effetti speciali, Stan Winston è stato anche regista e produttore. Un esempio su tutti? Il più lungo e costoso video musicale di tutti i tempi (Wikipedia), il cortometraggio “Ghosts”, scritto da Michael Jackson e Stephen King e diretto, per l’appunto, dal Maestro. Ok, ce n’è abbastanza per perdere il lume della ragione. Ricordo perfettamente quando il videoclip fu trasmesso per la prima volta da Italia 1. Non sto a descrivervi la mia reazione, fidatevi se vi dico che rimasi a dir poco esterrefatto.

Credo sia superfluo dire quanto il genio di Stan Winston, truccatore e artista degli effetti speciali (sempre Wikipedia), abbia dato al mondo del cinema. Dopo la sua morte, a soli 62 anni, la famiglia ha fondato la Stan Winston School of Character Arts “per preservare l’eredità di Stan, ispirando e promuovendo la creatività in una nuova generazione di creatori di personaggi”, come si legge sul sito internet (qui).
Un consiglio, prendetevi un po’ di tempo e fatevi un giro sulla pagina Facebook della scuola (qui). Rimarrete sbalorditi dalla quantità e dalla qualità delle creazioni che allievi o semplici dilettanti realizzano ogni giorno ispirandosi al lavoro e alla enorme eredità artistica di Stan Winston.

Signori, si prospetta un ottimo autunno!

Quest’anno ci sarà un ottimo motivo per aspettare l’arrivo dell’autunno. Anzi, due.
Dopo che la bella stagione sarà passata e l’odore di foglie bagnate riporterà alla ribalta il binomio TV + Divano, ci saranno due appuntamenti imperdibili per chiunque abbia sviluppato quel fiuto particolare per tutto ciò che, in un modo o nell’altro, riporti un po’ della magia degli anni ’80.

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21 settembre
Il primo appuntamento in realtà vi costringerà a compiere un piccolo sforzo e alzarvi dal divano per dirigervi al cinema, ma ne varrà la pena. È infatti notizia confermatissima l’arrivo nelle sale di It, adattamento del celeberrimo romanzo di Stephen King che ha reso insonni le notti di intere generazioni di lettori. Standing ovation, per favore! Chi infatti non è rimasto terrorizzato da piccolo dal ghigno di Pennywise, magistralmente interpretato da Tim Curry nella versione per il piccolo schermo prodotta all’inizio degli anni ’90? Poco importa che in realtà quella miniserie in due episodi non rendesse affatto giustizia al capolavoro del Re. Ricordo perfettamente che alle elementari It era IL terrore, protagonista indiscusso (insieme a Freddy Krueger) degli incubi dei bambini tra anni ’80 e ’90 e iconico abitatore di quello spazio polveroso che si trova sotto i loro letti.
Il film arriva a ventisette anni di distanza dalla prima trasposizione (un sacco di tempo, pensate che, per dirne una, It stesso farebbe in tempo a svegliarsi dal suo letargo nello stesso periodo) e si fa carico di aspettative altissime riassumili in due domande: sarà finalmente all’altezza della storia originale? Le immagini riusciranno almeno in parte a riportare la magia che le pagine del libro emanano?
Per ora non si può fare altro che aspettare e cercare di farsi un’idea osservando le immagini che vengono rilasciate col contagocce dagli addetti ai lavori (qui l’account Instagram di Andrés Muschietti, regista del film).
A tranquillizzare tutti ci pensa Stephen King in persona che sembra avere apprezzato il film dopo averne visionato un’anteprima, ma si sa… anche questo lascia il tempo che trova, dal momento che poi ognuno si farà la propria opinione personale.

Per quanto mi riguarda, il solo pensiero di tornare a visitare Derry con le sue strade, i suoi Barren e, soprattutto, le sue fogne, mi fa salire la febbre, mi causa sudori freddi, mi fa andare in giro come in trance, sempre evitando scrupolosamente i tombini.

31 ottobre
Il secondo appuntamento ci riporterà finalmente all’amato divano e sarà con Netflix. Ok, non prolunghiamo inutilmente l’agonia e non giriamoci troppo intorno, è già abbastanza difficile così e, comunque, avete già capito. Si tratta della seconda stagione di Stranger Things, anzi Stranger Things 2, come è stata chiamata in onore a quel gusto particolare che si aveva negli anni ‘80 nel dare titoli numerici ai sequel.
Anche qui le notizie trapelate sono pochissime, ma è bastato l’annuncio della messa in onda dei nuovi episodi per farci bloccare immediatamente le agende: non ci siamo per nessuno, richiamate più tardi.
Stranger Things è già diventato un cult per chi, come dicevamo all’inizio dell’articolo, mosso da nostalgia o gusto per il vintage, rimane rapito da tutto ciò che ruota intorno agli anni ’80. Grazie a un sapiente mix di musiche, ambientazioni, citazioni (qui uno sconvolgente video a riguardo) e scelta degli attori (sì, proprio Winona Ryder o i ragazzini con la tipica faccia da Club dei perdenti, per tornare a citare It), la serie riesce a catapultare lo spettatore direttamente nel cuore di quel decennio così prolifico per la narrativa e così emblematico per la nostra generazione. Acciuffando diversi generi, dalla fantascienza al thriller, dall’avventura all’horror, Stranger Things riesce ad essere un cocktail irresistibile e una meravigliosa illusione che quei tempi non siano poi così andati.
Ma poi vogliamo parlare del trailer? Credete che non abbiamo notato l’impertinente tuta da Ghostbusters indossata dai protagonisti?! Per piacere non scherziamo eh! Ah ecco! Questa è pura benzina sul fuoco, una fomentazione bella e buona che va a toccare le famose corde segrete e non ci fa capire più niente.

Abbiamo quindi due ottimi motivi per attendere con impazienza l’arrivo dell’autunno. E che si dia via libera alla nostalgia!