Lo schiaffo della settimana #7

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Oggi vi propongo Fame del fuoriclasse David BowieLa canzone è il secondo singolo estratto dal disco Young Americans del 1975 ed è usata e abusata come colonna sonora di un sacco di cose (purtroppo è il destino delle grandissime canzoni). In sé, neanche a dirlo, nasconde un segreto.
Verso la fine del 1974 il Duca Bianco si trovava a New York e decise di contattare l’ex Beatle John Lennon per farsi una suonata assieme. Dopo un po’ di improvvisazioni e strimpellate la posta in palio si alzò e Bowie decise di provare un nuovo pezzo – Fame, per l’appunto – che si sviluppò piano piano e per bene in studio, con l’aiuto del genio scarafaggio. Lennon contribuì sia nella stesura del testo che nel cantato, sua è la voce che canta Fame! nei cori e di nuovo sua è la voce che ripete la stessa parola, con diverse modulazioni elettroniche. Il risultato è sovrannaturale.

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Lo schiaffo della settimana #6

Photo of Bruce SPRINGSTEEN

Per lo schiaffo di questa settimana andiamo a tirare in ballo una canzone famosissima, di sicuro la più celebre di Bruce Springsteen, e che non ha bisogno di presentazioni: Born in the U.S.A. Possibile che un brano così conosciuto possa nascondere ancora qualche chicca? Non preoccupatevi e fidatevi di noi.

L’album Born in the U.S.A. è senza dubbio il più grande successo del Boss, e alla title track spettava il compito di aprire, oltre all’album, i concerti del tour mondiale tenutosi tra il 1984 e il 1985. Provate a chiudere gli occhi e a immaginarvi la scena che si ripeteva a ogni data: pubblico in delirio, il Boss che dal palco urla il suo inconfondibile one-two-three-four, l’attacco di batteria e il riff di sintetizzatore. Tutto liscio come l’olio per tutta la durata del tour. E invece no!

Ci troviamo al Three Rivers Stadium di Pittsburgh. Nel backstage Roy Bittan e Nils Lofgren (rispettivamente tastierista e chitarrista) si stanno sfidando in una combattutissima partita a ping-pong, così intensa da non accorgersi che gli altri musicisti sono già in posizione sul palco e pronti a iniziare. Immaginatevi le loro espressioni quando sentono provenire dalle casse dell’impianto quelle parole one-two-three-four… i due gettano le racchette e si precipitano ai loro posti, ma ormai il danno è fatto. Al rullante della batteria, non c’è il celeberrimo suono del sintetizzatore, ma un vuoto colmato solo dal glockenspiel di Danny Federici. Imbarazzante.

A detta del Boss, da quel momento e per molti anni a venire, i tavoli da ping-pong in tour furono rigorosamente vietati.

Lo schiaffo della settimana #5

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Tutti conoscono il film La storia infinita e tutti conoscono la traccia principale della sua colonna sonora The Never Ending Story. Prima di riproporvi il brano e prima di farvi scaraventare violentemente negli anni ’80 da esso, vi segnalo la seguente chicca-pillola: quel genio di Giorgio Moroder, il quale ha composto e prodotto il brano, oltre a utilizzare lo “sfumino” (fade out in gergo tecnico) alla fine del brano, lo ha voluto utilizzare ed inserire anche all’inizio (fade in) proprio per creare un senso di circolarità e di incompletezza… un qualcosa di infinito appunto.

1984, Limahl canta The Never Ending story, ed è subito capelli cotonati e vestiti sgargianti.

Lo schiaffo della settimana #4

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Tutti in piedi per piacere, lo schiaffo di oggi riguarda THE KING Elvis Presley.

Il brano che vi propongo è Love me tender (applauso, grazie), interpretato dal sopra citato Re e uscito come singolo nel 1956; per questa ballata viene adattata la melodia di un vecchio brano tradizionale chiamato Aura Lee, risalente alla seconda metà del 1800, e la sua scalata alle classifiche ha a dir poco del paranormale.

The King la esegue per la prima volta durante l’Ed Sullivan Show nel settembre del ’56, poco prima dell’uscita del singolo e dell’omonimo film. Ebbene, il giorno seguente la casa discografica ricevette un milione (ripeto, un milione!) prenotazioni del singolo, facendolo diventare disco d’oro ancora prima che uscisse. Dopo poco più di un mese il brano balza al primo posto di tutte le classifiche conosciute scalzando Hound Dog, sempre del Re… signore e signori, il più grande di tutti.

Lo schiaffo della settimana #3

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Arriviamo subito al sodo. Siamo nel 1983 e siamo all’apice del successo della band texana ZZ Top, di cui vi propongo oggi il brano intitolato Gimme all your lovin’, direttamente dall’album Eliminator.

E la chicca-pillola? Eccola.

In quel periodo, come dicevo, il trio era nel suo punto più alto e, di conseguenza, le richieste di contratti di sponsorizzazione fioccavano a destra e a manca. La nota marca di rasosi Gillette, dopo aver visto il video della canzone, fece una proposta a dir poco indecente al leader del gruppo Billy Gibbons e al suo bassista: un milione di dollari per apparire in uno spot dove i due avrebbero dovuto radersi completamente la foltissima barba con l’ultima fantastica lametta progettata. Ovviamente i due rifiutarono.

Pillolina nella pillonina: chi è l’unico componete del gruppo senza barba? Il batterista. Come si chiama l’individuo? Frank Beard = Franco Barba… fantastico!

Lo schiaffo della settimana #2

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Quest’oggi vi propongo una canzone del 1979, scritta e composta da Sua Maestà Freddie Mercury, uno dei più incredibili cantanti di tutti i tempi nonché in-dis-cu-ti-bil-men-te il più grande frontman della storia della musica. Il titolo è Crazy little thing called love, roba molto semplice ma che con quel suo inconfondibile stile anni ’50 (derivante dalla profonda ammirazione che Freddie aveva per Elvis Aaron The King Presley) arriva direttamente al cervello per non uscirne più.

Ecco la pillola.

I Queen si trovano a Monaco per registrare del materiale inedito, e Sua Maestà sta facendo la diva nella vasca da bagno di un lussuoso albergo. Ricoperto solo di schiuma sta canticchiando distrattamente fino a che, a un certo punto, chiede ferocemente a Peter Hince (assistente della band) una chitarra. Le dita tamburellano e pizzicano le corde, la scintilla è scattata, l’idea sta diventando improvvisamente realtà! Ancora gocciolante esce dalla vasca, si annoda un asciugamano alla vita, raduna il resto della band e i tecnici di registrazione per incidere in dieci minuti il brano.

Pazzesco.

Lo schiaffo della settimana #1

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Carissimi, inauguriamo quest’oggi Lo schiaffo della settimana, rubrica in cui ogni lunedì mattina vi proporremo un brano musicale che – se lo vorrete – potrà accompagnarvi per i sette giorni successivi. Ovviamente NON mancherà la chicca annessa, talmente piccola da trasformarsi in pillola in infusione. Badate bene però: ricordate l’arma grillo tonante del film Men in Black? Piccolo non vuol dire innocuo, anzi!

Bene, cominciamo.

Gruppo da strapparsi i capelli: Pink Floyd.
Album da riattaccarseli tutti uno ad uno: The dark side of the moon.

Il brano che vi propongo questa settimana è Time e la chicca lampo su di esso è la seguente: un giorno un ragazzotto un po’ strambo che di professione fa l’ingegnere del suono dei Pink Floyd si presenta in un negozietto d’antiquariato con tutti i suoi strumenti e “per diletto” si mette a registrare tintinnii di campanelli e ticchettii di orologi. Mesi e mesi dopo, ricordandosi di avere quel materiale, si presenta in studio e dice «Ragazzi, sentite che roba ho registrato un po’ di tempo fa» e David Gilmour (sempre sia lodato) risponde «Figo, capita a fagiolo! Abbiamo appena registrato questo brano, lo inseriamo nella traccia!»

Ed ecco la genesi del capolavoro… godetevelo!