Wave rock, l’onda nel deserto

Eccomi di nuovo alle prese con una sensazionale chicca che purtroppo ho solo sfiorato (oddio, sfiorato… diciamo che sono stato più vicino di quanto lo sia adesso, ma la distanza non è mai scesa sotto i millecinquecento chilometri) e che quindi rientra alla grande nella categoria dei viaggi futuri inaugurata qualche tempo fa dall’articolo sul faro di Poolbeg a Dublino (qui l’articolo).
Siamo nel sud-ovest dell’Australia, per capirci in zona Perth, capitale dello stato del Western Australia; il viaggio infatti potrebbe partire proprio da qui, prima di tutto perché è tappa prescritta dalla legge per chi vuole fare un tour della costa ovest, e poi perché è il luogo abitato di una certa importanza più prossimo a ciò che vi sto per raccontare e che, sono sicuro, vi farà schizzare i neuroni come un flipper.

Come di consueto si deve fare da sé e, viste le strade che si possono trovare fuori dalle città australiane, si comincia col noleggiare una bella auto “robusta” (fummm-fummm! Ma che rumore è? Ah, è il turista medio che si dilegua al solo pensiero di doverlo fare) e ci si avvia fuori città in direzione est, fino a imboccare la statale 40 – Brookton Highway; essendo una statale, l’asfalto e la segnaletica ovviamente ci sono, ma più ci si allontana dalla civiltà, più la strada diventa piccola e le due corsie risultano sempre più risicate. Per circa trecento chilometri si incrociano pochissime macchine e si attraversano scenari spettacolari di foreste di eucalipto e, improvvisamente, lo spettacolare nulla più sconfinato, ancora foreste, poi qualche piccolo gruppo i case ogni tanto e qualche farm qua e là… semplicemente eccezionale. Si, laggiù? Dimmi! È una noia mortale e le foto vengono tutte uguali? Per favore potete arrestare quel turista medio per sproloqui? Grazie.

In prossimità del Kondinin Lake Nature Reserve, la statale cambia nome e diventa Kondinin-Hayden Road e infatti, dopo una sessantina di chilometri, si arriva nella cittadina di Hayden, dove si possono trovare diverse sistemazioni per trascorrere la notte. Qui la chicca si sta avvicinando prepotentemente e si trovano facilmente le indicazioni per il Wave Rock Wildlife Park (qui il sito ufficiale), un parco naturalistico che racchiude un sacco di cose interessantissime da vedere, tra cui la chicca esplosiva di questo articolo e per la quale vale la pena fare tre ore di macchina al caldo in mezzo al nulla: la spettacolare Wave Rock.

wave 2

wave3

Davanti a voi si estende un’eccezionale formazione rocciosa a forma di onda alta quindici metri e lunga centodieci, qui da diversi milioni di anni e la cui particolare concavità deriva dalla lenta erosione del vento e dell’acqua; probabilmente camminarci dentro – cosa che si può fare – deve essere un’esperienza notevole. Questa roccia è anche oggetto di una credenza ancestrale per le tribù aborigene di Ballardong, le quali credono che l’onda si sia formata per il passaggio del famoso Serpente Arcobaleno, dal corpo gonfio fino allo spasmo per aver consumato tutta l’acqua della Terra e quindi – come al solito – rispetto, mi raccomando!

wave 1

Scusate, per piacere, mi recuperate quel turista medio con i sandali che si sta facendo un selfie in cima all’onda facendo finta di surfare come Kelly Slater? Grazie!

 

Dublino dal mare: il faro di Poolbeg

faro1
Con questo articolo si inaugura oggi ufficialmente la categoria Viaggi futuri, per quegli articoli che parlano di luoghi con chicche da strapparsi i capelli scovate grazie all’egregio lavoro del nostro corpo speciale di segugi d’assalto, ma che purtroppo non abbiamo ancora visitato personalmente. È un esperimento che facciamo, quindi le incognite sul suo futuro sono molte, ma di una cosa sono assolutamente certo: ci regalerà enormi soddisfazioni.

Siamo in Irlanda e, più precisamente, nella sua capitale Dublino, dove vi segnalo un luogo da cui si può avere una visuale particolare della città e della sua baia per intero; e quando dico “particolare” intendo veramente particolare: dal mare. Facile, con la barca… e invece no! La chicca sta per esplodere, il posto è raggiungibile a piedi! Ed è subito vangelo di Matteo 14:26-27:

«…i discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: “È un fantasma” e si misero a gridare dalla paura».

No ragazzi, calmi, non siamo chiamati a compiere il miracolo.

Dopo aver bevuto una bella pinta di Guinnes al Temple Bar, attraversiamo il fiume infilandoci nella centralissima O’Connell Street. Qui si trova facilmente la fermata del bus n°1 su cui bisogna salire senza indugio in direzione Sandymount (St. John’s Church) lasciandoci alle spalle le mandrie di turisti medi che girano pericolosamente per la città con i pantaloni a pinocchietto color cachi e il cappello imbottito con le orecchie (perché Dublino è a nord e quindi fa SOLO freddo). Dopo circa 20 minuti si arriva all’omonimo caratteristico e tranquillo quartiere costiero nella zona sud-est della città, si scende alla fermata Sandymount Road e ci si prepara per bene perché da qui comincia un trekking di circa 5 km (portate una sedia per quel turista medio laggiù che sta svenendo al solo pensiero) che ci porterà a destinazione. Si percorre completamente Marine drive fino ad attraversare l’incrocio con Beach road e da qui parte un sentiero che costeggiata da una parte prima un parco pubblico poi una zona industriale (che ha sempre il suo fascino) e dall’altra la Sandymont Bay… preferisco non immaginare il panorama qui al tramonto. A un tratto tutto scompare e come d’incanto ci si trova catapultati in un altro mondo, completamente inaspettato; il sentiero infatti si inoltra per circa 1 km nell’Irishtown Nature Park, una piccola ma suggestiva riserva naturale che costeggia il mare e ci fa dimenticare di essere nella capitale irlandese. Appena finita la riserva un’altra sorpresa: si costeggiano le famose ciminiere della Poolbeg Generating Station (che appaiono, tra altro, nel video di questa canzone suonata da un gruppo emergente che secondo me farà bene negli anni a venire) che, stando sulla nostra sinistra, ci accompagneranno fino a che, dopo un piccolo parcheggio, non le vedremo scomparire alle nostre spalle. Dobbiamo infatti imboccare una sorta di molo fatto di grossi blocchi di pietra e costeggiato dai frangiflutti (denominato South Wall) che ci permetterà di arrivare a quello che per adesso è solo un puntino rosso in lontananza ma che in realtà è il faro di Poolbeg.

faro3L’ultimo chilometro e mezzo della passeggiata è affascinante: si cammina su questa piccola striscia di pietra sferzati dal vento, aria salmastra, mare, mare, ancora mare e alle spalle sempre le mitologiche ciminiere, il tutto magari sotto un cielo plumbeo tipico di questa parti… e piano piano si avvicina la tozza sagoma rossa del faro, costruito nel 1768 (ritenuto il primo faro al mondo ad utilizzare alimentazione luminosa tramite candele… sì, va be’ ma le chicche si sprecano qui!) e poi completamente ristrutturato nel 1820; le grosse mura di cinta del faro sono pitturate di bianco candido e, come è facile comprendere, sono la “tela” ideale per i writers su cui esprimere la propria arte: ospitano infatti quasi sempre murales meravigliosi.

Destinazione raggiunta.. non so voi, ma a me è venuta una sfrenata voglia di andare sul sito della Ryanair.